Il ronzio dolce

Primo incontro del corso di apicoltura al Segantini

Cosa ci fa un apicoltore in centro a Milano?

E’ il 29 marzo, fa caldo. Al parco Segantini, tra gli alberi dell’Oasi, verdi dei primi germogli, un gruppo di volontari segue con attenzione Luciano Mazzola che ha portato quattro arnie delle api.  

Due famiglie produrranno il miele, le altre due serviranno anche per il monitoraggio della qualità dell’aria grazie ai ricercatori dell’Università Cattolica di Piacenza.

Il progetto che si chiama BeeResponsible è finanziato dall’azienda Dyson che ha trovato un modo intelligente di fare attività sociale d’impresa.

Un gruppetto di interessati seguirà un corso con Luciano e lo accompagnerà durante le visite di cura degli alveari. Se tutto andrà bene  alla fine di questo anno di sperimentazione le arnie rimarranno in Segantini. Si potrà così gustare il miele dei fiori del parco ma anche dei balconi dei milanesi.

Le api infatti bottinano nel raggio di 3 Km e chiunque abbia un fiore sul balcone può contribuire a nutrire queste affascinanti creature che, oltre a fare il miele, impollinano le piante meglio di qualunque altro insetto.

Concluso il trasloco delle casette i curiosi si trasferiscono sotto la pergola dell’orto per ascoltare la prima di una serie di lezioni sulla vita delle api e la gestione di un alveare. Le età nel pubblico sono le più diverse. C’è anche un bambino che quando non capisce chiede alla madre; sente che si sta parlando di qualcosa di importante.

Sapete per esempio che l’Europa ha messo al bando nel 2018 i pesticidi neonicotinoidi che uccidono le api? Speriamo quindi di riiniziare a vedere le arnie anche in Pianura Padana.

Luciano ci spiega che le api nel corso dell’evoluzione hanno imparato a comunicare la posizione delle fioriture alle compagne grazie a una “danza” con la quale spiegano in che direzione e a che distanza si trova il banchetto. Si orientano con la posizione del sole.  Su Youtube si possono trovare dei bei video che spiegano come interpretare questa “danza”.

Scopriamo anche che le api nei loro due mesi di vita svolgono a rotazione tutti i lavori: nelle prime settimane i lavori domestici di pulizia e cura delle uova, poi la guardia alla porta, infine, quando sono mature e ben educate agli odori, escono a bottinare di fiore in fiore.

La regina invece vive fino a cinque anni e, dopo il volo nuziale in cui si fa fecondare da una dozzina di fuchi (che muoiono), depone poi le uova per tutta la vita.

I golosi di miele saranno interessati a sapere che certi vasetti venduti a 7€ al chilo contengono qualcosa che non è miele. Infatti il miele, per essere tale, deve essere prodotto dalle api che si passano il nettare di bocca in bocca in una pratica chiamata trofallassi che arricchisce il nettare di enzimi oltre che permettere alle api che non escono dall’alveare di nutrirsi. Altre api ventilatrici  contribuiranno a far scendere l’umidità sotto il 18% per renderlo un alimento che si può conservare a lungo. In altre parti del mondo è permesso invece di raccogliere il nettare e di trasformarlo in fabbrica con l’aggiunta di zucchero, ottenendo però un alimento molto meno ricco e bilanciato. 

La sottospecie allevata in Italia si chiama ape ligustica ed è rinomata in tutto il mondo per essere gentile e non aggressiva, per cui niente paura. 

Luciano prima di lasciarci ci ha consigliato un libro: “Il ronzio delle api” di Jürgen Tautz che unisce un  approccio pratico a uno più filosofico ed è corredato da bellissime foto.

L’incontro è finito. E’ il tramonto e ce ne andiamo con un senso di armonia e interconnessione tra noi, le api e i fiori. Stasera a casa guarderemo il fiore sul balcone con occhi nuovi. Sapremo di essere coinvolti nel mondo delle api e che con loro collaboriamo al diffondersi delle piante e alla salute del pianeta.

PS L’articolo è stato tradotto in inglese e spagnolo per l’interessante blog sulla sostenibilità del cibo Mytruefood.

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